2000 - GORENC VS JORDAN

Boris Gorenc   Michael Jordan

Uopini, maggio 2000, quattro case ed un campanile lungo quella che, nei primi secoli del primo millennio, era la via Francigena. Spazi immensi addolciti dal lieve alternarsi delle colline senesi, sorvegliati, qua e lÓ come sentinelle, da filiformi cipressi e dominati, in lontananza, dal Monte Maggio.
"Che meraviglia!!" Boris ripeteva questa esclamazione ogni volta che guardava quel paesaggio che mai finiva di stupirlo.
Uopini in questi anni Ŕ stato uno del luoghi, ad un paio di chilometri da Siena, in cui hanno preso residenza molti personaggi del crescente basket senese: Chiacig, Minto, Rossetti, coach Recalcati ed appunto Boris Gorenc. Niente era meglio di quel luogo per ricaricare "le batterie", per riflettere sul passato e programmare il futuro.
Boris lo riteneva uno dei segreti delle eccellenti prestazioni che stava fornendo alla Mens Sana. In quel luogo anche gli eventi del passato acquistavano un sapore intenso e profumato come il rosso vino di "Rocca delle Macie" che ogni tanto sorseggiava a fine pasto.
Fu proprio in una occasione del genere, in quella sera di metÓ maggio, che gli ritorn˛ alla mente una storia che probabilmente in tanti conoscono giÓ: l'uno contro uno tra Micheal Jordan e Boris Gorenc ai tempi in cui l'asso sloveno era in prova ai Chicago Bulls.
Fin dal primo giorno Gorenc chiese a Jordan di fare un uno vs uno. Sempre rifiutato. Sempre. Poi un giorno a Gorenc comunicarono il taglio. Durante l'ultimo allenamento, con coach Jackson in piedi per il solito breafing ed al quale Jordan non vi partecipava mai (arrivava sempre dopo) ecco M.J. Va dal coach, vi parlotta sopra due minuti; poi Jackson si siede. Jordan prende una palla, si gira verso la panca e la passa a Gorenc. Comincia l'uno contro uno. Per la cronaca Gorenc va avanti 9 a 1, ma in casa Jordan si va fino a 10. Morale della favola, passano quattro cinque possessi e Jordan, si porta sul 9 a 8. Sull'ultimo potenziale possesso Gorenc, per due volte, commette un fallaccio pur di non farlo segnare. Quasi una ripicca, tanto che Jackson si alza in piedi e dice basta. Ma Jordan fa un gesto con la mano, e gioca l' ultimo possesso. Ecco il momento in cui Gorenc sente la musica, vive il momento e si gode in diretta quell'incredibile tiro in allontanamento che solo MJ sa fare. E perde. Stretta di mano. Fine di un sogno. Fine di tutti i sogni.
Un ricordo indelebile. Per dire cha dietro un grande giocatore c'Ŕ sempre un grande uomo, e lo misuri nel tempo, nel sapore dei ricordi che ti lascia.


estratto da "Give me five" di Stefano Fini