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I figli della Virtus: Pierfrancesco Oliva

Ricordi > Ricordi Virtus

SIENA: 4/5 2018
FONTE: Archivi Basketsiena.it | S. Fini
FOTO: P. Oliva con la maglia della nazionali
(sotto) Oliva vs Sacramento State e
vs Princeton in sciacciata

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In occasione della serie di gare per la finale playoff contro la Pielle Livorno al PalaCorsoni non potevano mancare gli attuali "figli" più famosi usciti da questa grande scuola di basket: c'era Matteo Imbrò, Davide Bruttini, doveva esserci anche Amedeo Tessitori.
Il talento più pregiato è ancora oltreoceano: Pierfrancesco Oliva.

Per Francesco e la sua squadra, la Saint Joseph's, due stagioni non fortunate costellate di molti infortuni che hanno limitato le grandi potenzialità del team di coach Phil Martelli. Nella passata stagione fu Oliva a soffrirne, nell'ultima il non recupero del suo miglior freshman dell’anno scorso (Charlie Brown) e dell'infortunio al piede sinistro del play titolare (Lamarr Kimble) per tutta la stagione.
Cos' per chi non lo conosce, potrà sembrare strano che il miglior play della squadra sia stato proprio Pierfrancesco Oliva, un’ala di 2.03 metri. Il tarantino, però, ha da sempre le sue armi migliori in visione di gioco e abilità di passaggio: da point forward ha vissuto una sorta di ritorno alle origini – quelle in cui giocava da play vero e proprio per la Virtus Siena di coach Umberto Vezzosi – chiamato non solo a distribuire palloni ma, spesso e volentieri, anche a portare palla e dare indicazioni ai compagni.

Con l’aumentare dei minuti (quasi raddoppiati rispetto al primo anno) c’è anche l'aumento delle sue iniziative individuali e delle responsabilità – più che mai deve ricoprire una vasta gamma di ruoli in entrambe le metà campo.
A Saint Joseph’s non si era mai visto prima un Oliva così centrale nell’economia del gioco offensivo. In quanto a playmaking, colpisce soprattutto per tempismo e precisione nell’innescare i compagni sui tagli a canestro ma sa anche sfruttare le buone capacità di palleggio per attaccare l’uomo dal  perimetro e cimentarsi nel penetra-e-scarica dal cuore dell’area così come dal gomito.

 
 

A livello realizzativo, ha dato il meglio nell’attaccare il canestro dal palleggio e ancor più muovendosi lontano dalla palla, il che lo rende molto utile in situazioni di contropiede. Meno frequenti i tiri in sospensione, anche perché le percentuali sono ancora basse. Questione anche di testa ... nella partita con Sacramento State sembrava poco in fiducia e troppo incline a rifiutare tiri aperti, impressione prontamente smentita nel match successivo, quello contro Bucknell. La meccanica appare in genere più fluida rispetto al passato e dunque la speranza è che la sua efficacia dalla distanza migliori in qualche misura col passare del tempo.
A cronometro fermo, le cose non vanno molto meglio (54.2%). Quella dei liberi è una vera croce per Saint Joseph’s (66.2% di squadra), la quale al momento conta solo due giocatori affidabili dalla linea della carità: il top scorer Shavar Newkirk (15.4 punti a partita).

Pierfrancesco Oliva ha risolto molti problemi nel team di Phil Martelli come giocatore totale con i suoi 7,9 punti m/g ed altrettanti (7,1) rimbalzi ma soprattutto con i suoi 3,5 assist in 30 minuti.

 
 

SCRIVEMMO DI PIERFRANESCO OLIVA IL 12/2/2014

Pierfrancesco Oliva, il classe ’96 più promettente d’Italia per il quale sono stati scomodati paragoni importanti; Pierfrancesco è volato alcune settimane fa negli Stati Uniti per iniziare un’avventura formativa come cestista presso la Bergen Catholic High School, istituto nelle vicinanze di New York.
Per verità di cronaca la notizia ha avuto più spazio e risonanza mediatica nel resto dell' italico stivale del basket che nella città del Mangia presa da altri eventi e problematiche cestistiche. Ma quale futuro possiamo ipotizzare per la pallacanestro senese se non valorizziamo ed evidenziamo le cose buone del nostro passato e presente ?
Il giovane talento nativo di Taranto allevato a b&b (bistecche e basket) dalla virtussina band o group, una quasi spa del buon basket guidata da coach Vezzosi, vincendo la borsa di studio, ha l'opportunità di crescere umanamente e tecnicamente dall'altra parte dell'Oceano, come avrà l'opportunità di confermare quanto di buono viene detto di lui.

Pierfrancesco Oliva (202 cm. del 1996) è giocatore di grande “eleganza”, con movenze alla Toni Kukoc (primo accostamento). Palleggia e passa la palla come un piccolo, gioca sia da guardia che da ala e grazie ad una buona visione di gioco potrebbe anche fare il play. Il suo piatto forte è la penetrazione, spesso chiusa volando in elevazione. Ha anche un tiro piazzato importante, e un ball handling da playmaker puro. E' pertanto un vero e proprio giocatore totale, capace di giocare in 4 ruoli. Per questo stile di gioco, i paragoni si sono già sprecati in quantità: Gallinari, Mirotic, Datome.

Da tempo è in uso, per prospetti interessanti, andare a farsi nuove esperienze in America, l'ex mensanino Daniel Hackett ne è una testimonianza, come lo è quel Amedeo Della Valle grande protagonista della vittoria azzurra agli europei Under 20; Mvp della finale vinta contro la Lettonia ed inserito nei “top five” della manifestazione.
L' America fa crescere o può far crescere .
Non sono tanto gli istruttori, i coach, quanto le situazioni, il valore del sistema. Oliva in pochi giorni lo ha capito: la differenza sta nel confrontarti e scontrarti quotidianamente con altri elementi di elevato livello.
Ci racconta : “Il livello del basket è alto e giocando con continuità a questi livelli migliori. Si alzerà ulteriormente andando avanti col tempo perché vanno avanti solo le squadre più forti. Il mio allenatore è Billy Armstrong, un ex giocatore di Davidson che ha giocato anche 7 anni in Europa. E' giovane e quindi ha un rapporto molto stretto con tutti noi, ma quando c' è da lavorare, non si scherza più e si lavora duro”.

E non è solo il livello del basket ed assere “grande”; per Pierfrancesco lo è un po' tutto da quell' altra parte dell'Oceano:
“Mi ha meravigliato come tutto qui sia più facile e come tutto sia più grande del normale, le macchine, le strade, il cibo, le case, le palestre. Più grande anche la scuola, molto diversa da quella italiana ma anche meno complicata; per esempio ognuno ha il proprio portatile a scuola e lo si usa costantemente durante le lezioni per prendere appunti; da noi è proibito. Si cambia classe ogni ora e non hai mai gli stessi compagni di classe quindi conosci tutti quelli del tuo anno nella scuola.”

In realtà gli studi per Pierfrancesco sono iniziati da poco tempo dato che il giovane è arrivato proprio nel periodo delle due settimane degli esami del primo semestre quindi il suo primo giorno di High School risale a pochi giorni fa. Comunque tutto al momento lo entusiasma:
” Ho fatto molte amicizie, tutti vogliono sapere di me, anche la gente che non ho mai visto prima sa il mio nome e mi saluta come se mi conoscesse da anni. La nota  in parte negativa è il cibo. E' diverso da quello italiano, a me piace, anche se  il problema è che trattasi di cibo non sano; non vorrei essere frainteso … io lo considero “non sano”  perchè si tratta di una alimentazione limitata a molta carne e molta roba fritta”.

Dopo la palestra e dopo la scuola il rimanente della giornata Pierfrancesco lo vive con la famiglia che lo ospita:
“Non ho tempo di pensare alla mancanza dei miei genitori ed alle malinconie. Il resto della giornata lo vivo con una famiglia molto importante, la casa è a dir poco "super". Mike, Thallyson, Christine e Mike jr, i componenti della famiglia, sono gentilissimi ma è veramente poco il tempo che passo con loro”.

La foto della famiglia Thallyson con Francesco Oliva


Queste le prime impressioni americane di Pierfrancesco Oliva, un ragazzo che per amor del basket ha cominciato a viaggiare giovanissimo. Quattro anni fa lasciò Taranto chiamato dalla Virtus Siena, dal grande basket della “Città delle contrade”. Un ragazzo con la valigia che oggi a sorpresa riempie di indumenti nuovi: le chiare camicie del High School con le tradizionali cravatte fine fine che tanto piacevano alla generazione di suo padre. Tante novità, tante esperienza, tanto lavoro e tanto impegno …
cosa sarà  del futuro cestistico di Pierfrancesco Oliva ? Come saggiamente disse Stephen Littleword “ il futuro appartiene al regno del “non essere”. Vivi, sogna, ama, ma fallo nel momento presente!


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