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1991-In Brianza con amore

Siena  novembre 2019
Fonte: Redazione | S. Fini
Foto: Lavrinovic - Lienhard

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Le nostre storie, anche quelle di basket, fanno parte di un tempo estremamente mutevole per cui le nostre storie di appena ieri fai fatica a riconoscerle oggi ed a pensarle oggi come le avevi pensate ieri. Considerazione che scaturisce da un amarcord dai forti e mutevoli contenuti: le trasferte in Brianza a Cantù.
Il tempo intanto ci dice che oggi queste trasferte non esistono più. Non fanno più parte della nostra storia. Triste ma vero! Quindi parlare oggi di sfide con Cantù e sentirle vive ed attuali significherebbe essere Don Chisciotte di Cervantes che va a combattere contro i mulini a vento. Si andrebbe a combattere contro una realtà che non esiste, il mulino non è un reale combattente è un’illusione che non corrisponde al vero aspetto della realtà. E pertanto non potremo ne vincere ne perdere. Non si può vincere contro un’illusione.

Le trasferte in Brianza vorremmo rifarle, anzi .... dobbiamo rifarle anche se il tempo le modificherà rispetto a quelle di ieri o di ieri l'altro. Nulla è uguale.
Ieri andavamo in Brianza in fretta e furia, con poche varianti, giusto il tempo di prendere un caffè dal Marra e poi giocare e vincere al Pianella, nel quinto girone dell'inferno fra iracondi e accidiosi, invidiosi e presuntuosi. Gli presentavamo i gioielli di casa, dai Terrell, Kristof ai Bobby e Daniel, per poi tornare nei paradisi celesti delle grandi arene, al  Palau Blaugrana, al Yad-Eliyahu Arena, all'Oaka Arena ecc.
Ieri l'altro (anni '70) andavamo in Brianza con adempimenti altrettanto formali ma con rapporti di forza invertiti, a Cantù ci aspettavano a piè fermpo i campioni di Armando Taurisano della Forst Cantù. Un gruppo che ancor oggi farebbe meraviglie, di una completezza tecnica assoluta: sotto canestro, una roccia, un americano dal nome anglosassone, nord europeo, Lienhard cui dava una bella mano Ciccio Della Fiori il quale nonostante il nome era un robusto fulmine, prendeva rimbalzi, concludeva in tap-in; oppure si tirava fuori, in post e centrava dalla lunetta. Fiuori giostravano due tipi come Farina e Recalcati, ovvero due cannoni perfetti dalla media/lunga. Il turbo che muoveva questo motore da F1 era un ragazzino smilzo, garbato, educato, matricola di ingegneria, tutto casa palestra e parrocchia, Pierluigi Marzorati. Davanti a lui tremava tutto il Goyha del basket europeo. E noi, immancabilmente, prendevamo un trentello e tornavano a casa.

 
 

BOB LIENHARD A CANESTO NEL DERBY CONTRO LA MOBIL GIRGI (morto il 28 nov. 2018 a 70 anni)

Fra ieri e l'altro ieri c'è un perodo intermedia di piacevole memoria, gli anni '90 e per l'esattezza il novembre del 1991. La Mens Sana di quella non fortunata stagione (retrocedemmo all'ultima giornata, all'ultimo minuto, in A2)  produsse la prima ed unica impresa esterna di quella stagione andando a VINCERE PER LA PRIMA VOLTA NELLA SUA STORIA PROPRIO A CANTU'. Vincemmo e volemmo vincere 100-97. Una vittoria firmata da Frank Kornet (26 punti, 8 rimbalzi, 6 bombe). Quando Kornet, il Kupec degli anni '90, scaldava la mano la Mens Sana diventava veramente terribile. Anche Cantù a fine anno ottenne meno del preventivato, comunque arrivò a fare i playoff; il suo contropiede, quando scattava, era tagliente, la difesa sapeva essere aggressiva, Caldwell era uno straordinario difensore. Questa Clear Cantù guidata da Frates però aveva solo le marce alte, quando riusciva ad innescarle era devastante con Rossini, Mannion, Tonut a mille. Lo scoprirono prima della nostra vittoria la Philips Milano, il Messaggero Roma .... noi, quella sera, oltre al 6/9 da3 di "bomba" Kornet avemmo 25 punti da Stefano Vidili (5/8, 3/8, 6/7) e l'evento fu così sintetizzato su Super Basket: "Siena, la rivolta dei peones. Kornet fa Kupec e Vidili il Caglieris degli anni '90". Ottime anche le prove di Lampley 18 (7/9 da2) e Solfrini 14 (6/10 da2) poi "nonno" Bucci mise la tripla (8 pts.), Pastori (5 pts.) Lasi (4 pts.).     

 
 

FRANK KORNET IL "BOMBAROLO"

Ma prima di quell'evento, negli anni '70, noi tifosi vivevamo il nostro rapporto con "l'amata" in modo molto aperto .... ed ecco che la trasferta a Cantù alcuni di noi la trasformavano dandole un senso ed un sapore vacanziero. La partita: una formalità dove il fine principale era quello di fare una buona prova contro i talenti della vecchia palestra del Parini.
Certo è che la Brianza ed il lago di Como vivevano il "magic moment" generale, l'industrializzazione non aveva ancora sforato, il turismo non era selvaggio, non aveva ancora creato serpentoni di traffico, non vi era attesa ai ristoranti a menù fisso, trovavamo più michetta (pane locale) con salam ‘d la duja che hot dog e poi ... e poi ... se domandavate fra un bichiere di novello, di crudè e l'altro cosa c'è da vedere ti indicavano un paio di strade e ti ritrovavi .....

BASILICA DI S. VINCENZO DI SARAGOZZA

alla Basilica di San Vincenzo di Saragozza, anticamente basilica di Galliano, riedificata intorno all’anno Mille, che insieme al Battistero di San Giovanni, è denominata Complesso Monumentale di San Galliano. Sorge sul colle di Galliano, proprio nel mezzo della Brianza, ed ha resistito nel corso dei secoli all’intercedere del tempo.

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