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BRENCI E I SUOI "FORTISSIMI"!
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Siena 12 marzo 2021  - Posted in : Pagine in evidenza | Fonte: Stefano Fini
Siamo nel 1970 quando la crescita della Mens Sana stava diventando tanto importante quanto impegnativa da richiedere nuove forze in campo. Anche dal punto di vista tecnico era arrivato il momento di un cambiamento strutturale: guardarsi intorno e trovare un "Ezio-bis", un bravo allenatore in sintonia con Cardaioli che potesse aiutarlo sia con la prima squadra che nel sempre più importante lavoro con le giovanili.
Sarà lo stesso Ezio Cardaioli, con l'avallo di Pasqualini, a volere in Mens Sana Giorgio Brenci. Un coach fatto in casa, nel Costone, senese della Selva, con un buon lavoro già svolto in Vallepiatta, capace di imporsi in Toscana a livello di allievi, juniores e promozione in B con la prima squadra.  
Degli anni di Brenci nel Costone proponiamo sotto una foto tanto rara quanto oggi ricercata a  seguito del triste evento, la sua scomparsa.

E' il 1970 quando inizia la parabola mensanina del Brenci che durerà quasi mezzo secolo. Praticamente, potremmo dire che ha passato indenne tutte le guerre che hanno contraddistinto questa parabola biancoverde, dagli anni del "Donde"-Pasqualini-Quartinieri a quelli del "Deus ex machina" Ferdinando Minucci, così chiamato e forse impropriamente considerato da molti nell'epoca d'oro della Montepaschi [1].
Il Brenci lo troviamo sempre lì, con i suoi ragazzi come sulla panchina della prima squadra all'occorrenza, da primo o "secondo" allenatore (oggi chiamato assistent-coach).

I "berci" del Brenci hanno accompagrato la crescita dei nostri ragazzi. Un metodo formativo forse da "altra epoca", il bastone e la carota, ma senz'altro valido. I suoi berci come i suoi complimenti o la sua "carica" da grande trascinatore, hanno fatto parte della vita giovanile di molti di noi.
Ma non è un mistero ... fra i tanti ragazzi delle varie annate, più o meno buone come il buon vino, ce n'è stata una che ha sempre avuto un posto preferenziale nei suoi ricordi e nel suo cuore: la leva del '56.
Comprensibilissimo il suo attaccamento a quei ragazzi; erano un gruppo mai concepito e visto prima di allora sotto la Torre del Mangia. Una squadra che faceva innamorare gli appassionati di basket solo a vederla, con sette di loro intorno i 2 metri.
Chi erano:
Bani - pivot - mt. 2,00
Sorrenti - pivot - mt. 2,02
De Witt - pivot - mt. 1,99
Bruttini - ala alta - mt. 1,98
Dolfi - ala alta - mt. 1,99
Permuti - ala alta - mt. 1,97
Lami - ala alta - mt. 1,97
Monciatti - guardia - mt. 1,88
Lepri - guardia - mt. 1,86
Manneschi - playmaker - mt. 1,82
Marconi - playmaker - mt. 1,84
Ricordiamo che venivamo da un epoca in cui trovare un giovane lungo oltre un 1,90 per farlo giocare da pivot era pressochè una chimera. Il fatto di trovarli così tanti altissimi, tutti di una classe, e quasi tutti senesi era un sogno. Poi questi ragazzi di Brenci non colpivano soltanto per le loro caratteristiche fisiche, veramente notevoli, ma anche per la loro preparazione tecnica. Se poi consideriamo che il marchio di fabbrica, il d.o.c. Brenci, era quella grinta che li spingeva a dare sempre tutto contro chiunque, senza tener conto del blasone delle avversarie, è facile capire perchè a coach ed appassionati piacquero tanto questi nostri giovani.
Ci piace, come evidenziò Giorgio Franchi in un suo articolo su La Nazione, ricordare l'incitamento di Giorgio Brenci, teso con i pugni chiusi, rivolto verso i suoi giovani, urlare: "Fortissimi!" Il termine è tutto un programma, con questa sola parona diceva tutto ai suoi: siete forti, giocate fortissimo, difendete ed attaccate con tutte le vostre forze.        
E queii giovani del '56 non lo tradivano. Ci liberarono dello storico tabù: battere in Toscana le abituali avversarie, Libertas Livorno e Galli San Giovanni Valdarno, società più organizzate e strutturate che ogni anno sfornavano campioncini poi ritrovati ai vertici del basket nazionale.
Battendole uscimmo dal concentramento regionale e non poteva essere diversamente perchè erano "Fortissimi!". E di quanto lo erano se ne accorsero anche a livello nazionale quando partecipando ai vari tornei batterono tutte le più grandi . Fu così anche prima di affrontare in campionato l'interzona che permetteva di accedere alle finali nazionali (alle 8 migliori), quando andammo al torneo organizzato a Vigevano:
battemmo l' Ivlas, l' Inoocenti Milano come prima era accaduto con Roma, la Snaidero Udine ...

Per i "Fortissimi" di Brenci c'è stato solo un momento negativo e quello fu dolorosissimo:
All'interzona, disputata a Cecina, dopo aver vinto nella semifinale contro la forte Rieti di Senesi Torda, Zampolini, perdemmo in finale di un canestro contro Roma che aveva nel roster Cagnazzo, Antonelli, Tassi. Entrò Roma nelle 8 delle finali nazionali dove arrivò a giocarsi la finalissima perdendola ... quella Mens Sana era più forte.
Perdemmo malamente in una mattinata cecinese un pò addormentata rispetto alle abituali prestazioni. Ciò non toglie che quegli Juniores del '56 non siano stati veramente forti.

OGGI
Il triste evento, la morte di Giorgio, li ha fatti tutti ritrovare. C'è stato fra di loro il passaparola. C'erano tutti al suo funerale compreso quel De Witt che a Cantù sta allenando una squadra femminile. Si erano già sentiti in precedenza e  prima del periodo-covid avevano anche deciso di rinverdire quegli anni memorabili pet tutti loro con una cena. L'invitato d'onore sarebbe stato il loro grande maestro, il loro trascinatore che prima delle grandi sfide dava la carica con "Vamos a matar compagneros".
La cena, per farza maggiore, non è stata fatta ma tutti loro si sono promessi di ritrovarsi e farla anche in ricordo del Brenci. Sarà la cena dei FORTISSIMI.


[1] NOTA: deus ex machina: "Il dio (che parla o appare) da una macchina”.
Nell'antico teatro greco classico, l'apparizione sulla scena della divinità, che veniva realizzata mediante un apposito meccanismo e che di solito costituiva l'elemento risolutore della tragedia; quindi, fig., circostanza o persona che inaspettatamente interviene a risolvere una situazione difficile o è l'artefice del buon andamento di qualcosa. Per questo diciamo che, nel caso della Mens Sana, sia stato usato impropiamente questo accostamento visto come sono finite le cose.  

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